sabato 28 novembre 2015

Cosa stiamo dando ai nostri figli?




Un mondo banale, creato di illusioni e di perenne insoddisfazioni.
Un mondo in cui ci si sa solo lamentare, in cui esistiamo solo noi e il buon senso civico esiste solo a parole.
Ragazzi che se non ottengono sono insoddisfatti della vita. Si lasciano trascinare da idee balorde e da gruppi il cui principio è fondato sulla ricerca della trasgressione.
Oppure si chiudono in se stessi, barricati in una camera a giocare col la play o a chattare su whatsapp convinti di avere tanti amici.
Persone che non conoscono che spesso si mostrano per come li desiderano gli altri e non per come sono in realtà, magari migliori.
Ma noi, genitori, di cosa ci lamentiamo?
Invecchiati alla mercé di facebook e di twitter, convinti che al resto del mondo interessi veramente ciò che noi pensiamo o ciò che condividiamo.
Noi che facciamo i salti di gioia se vediamo che il nostro link, il nostro stato, piace ad almeno 20 persone.
Noi che ci sentiamo realizzati e in pace con noi stessi se riusciamo a dare il primi buongiorno a chi spesso non sa neanche che esistiamo...
E questo lo chiamiamo vivere.
Ci siamo dimenticati di come funziona la vera comunicazione, quella che si fa in piazza o al bar davanti a un caffè, guardandosi dritti negli occhi, provando l'emozione dl contatto, sentendo il calore in quel sorriso spontaneo, provando dispiacere in quelli sguardo triste del compagno di avventura.
Passeggiate, cene all'insegna del puro divertimento, tra una pizza e un bicchiere di vino e una radio che trasmette sempre le solite canzoni, ma che ogni volta ti fanno comunque emozionare o palpitare.
Dove siamo arrivati?
Cosa stiamo raggiungendo?
Siamo veramente sicuri che vogliamo lasciare questo in eredità ai nostri figli?

martedì 27 ottobre 2015

Pazienti... Poco pazienti

Ormai è risaputo che quando si entra in un ospedale, sia quando entri ma non sai quando esci.

Certo è che  molti pazienti son  provati dal dolore, dallansia per la visita, dallo stress causato da medicine, dal fatto che spesso non sono più auto sufficienti.

Ma diamo a Cesare ciò che è di Cesare!

....

Sala d'attesa. Piena, modica scattoletta di sardine, medici che fanno accomodare i pazienti uno dietro l'altro, ma, purtroppo i tempi per ogni visita medica, sono piuttosto lunghe, visto che la visita  è basata Su medicazioni vascolari da traumi e no.

Mi chiedo quindi, perché da pazienti non si ragiona un po' di più  e si cerca di capire che non sempre si tratta di mql sanità?

Non sempre si possono fare i salti mortali!

lunedì 31 agosto 2015

La strada

Si dice che ogni lasciata è persa. ma quante volte conviene cogliere e quante invece conviene lasciar sfuggire quel treno apparentemente luminoso? La vita offre talmente tante strade da prendere, da trovarsi spesso in preda al panico per paura di sbagliare. Si vorrebbe seguire l'istinto. Ma da cosa è comandato? Da paura? Rabbia? Voglia di cambiare? E quante volte quell'istinto ti porta veramente a ciò che volevi?
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domenica 30 agosto 2015

La morsa

In fondo al suo cuore aveva solo una gran voglia di urlare, fregandosene di tutto e di tutti, non pensando minimamente al giudizio, sempre pronto, degli altri. Cosa ne sapevano gli altri di cosa provava da anni, di come si sentiva. Il cuore si era maledettamente chiuso in una morsa, quel giorno... E ogni giorno, qualcosa glielo ricordava stringendo sempre di più la morsa...
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sabato 29 agosto 2015

Ricordavo un paese completamente diverso!

Ricordavo un paese completamente diverso!

Un paese ricco di giovani, di allegria e spontaneità, con una gran voglia di divertirsi, con la voglia di vivere la vita.

Ricordavo il va e vieni nella strada principale. Un va e vieni che aveva la sua motivazione di base: incontrare gli amici, scambiare quattro chiacchiere, ma soprattutto, raccontare storie, le proprie avventure, i propri amori, le proprie delusioni, le proprie speranze.

Un va e vieni di storie che venivano raccontate nel buio della sera, consci che sarebbero rimaste li, perché un tempo ci si poteva fidare degli amici.

La parola amicizia aveva un significato importante, era più di un legame di sangue, era l'anima, l'essenza della stessa vita.

Ma questa è un altra storia!

 Oggi son qui, in quello stesso paese, quasi dimenticato da Dio.

Un paese in cui vige un alto tasso di disoccupazione, strade deserte, giusto quattro gatti in un bar, con un unico grande discorso: mancanza di lavoro.

Un paese, dove non ci si incontra per profonda amicizia, ma per parlare di problemi, per scroccare, quando possibile, un invito, a volte ci si accontenta di un sorriso, perché a una certa età, un sorriso guarisce mille ferite.

E già, perché è diventato un paese di vecchi. I giovani preferiscono allontanarsi, frequentare posti che riescano a regalargli cinque minuti di musica a menetta, preferiscono la ressa delle zone turistiche e abbandonano il proprio paese di origine senza far nulla per risanarlo, per riportargli la carica di un tempo.

L'estate, un periodo che potrebbe,anzi è, di buon auspicio per feste e sano divertimento, in questo paese non riesce a dar un minimo di idee, un po' di sprint per riportarlo, almeno in parte a ciò che è stato e che forse non sarà mai più.

Ci si lamenta, ma non si fa niente, lo si lascia morire, nei suoi ricordi, con il rimorso di ciò che non potrà mai essere, tra un rintocco di campane e l'altro che ormai da troppo tempo, serve ad annunciare solo una morte.

E con quella morte, tutti son consapevoli che va via un pezzo di storia, un ricordo, una memoria di ciò che un tempo era ricchezza, spirito, allegria, inventiva, voglia di vivere, un paese completamente diverso.

domenica 16 agosto 2015

Difesa

Svegliarsi all'alba con quel senso di inutilità terrena, come se tutto ciò che ti circonda sia semplicemente una gran farsa.
I tuoi unici pensieri sono legati a ciò che va al di là di ciò che in realtà è.
Pare ancora di sognare, un misto di realtà e sogno.
Hai la sensazione di essere nel limbo, luogo dove  tutto è e non è, contemporaneamente, dove tutto può avvenire, ma anche no.
Quel luogo, in cui, in poche parole, non te ne frega proprio niente di niente, ne di quello che è stato, ne di ciò che è, ne di quello che sarà.
Quel luogo in cui, ne l'azione, ne la parola hanno un senso compiuto, è preferibile ascoltare e lasciarsi trasportare dal tempo decisionale, quasi in maniera apatica.
Che sia un modo per difendersi?

domenica 9 agosto 2015

E meno male che Dio non decise di impiantarvelo nella mano!

E meno male che Dio decise di non impiantarvela nella mano!
Ma si può?
No, sembra quasi irreale come gli uomini, non guardino più in faccia niente, se non tra i loro pensieri, chissà, forse perversi!

Che importa se sei sposata, che importa se hai prole appresso?
L'unico chiodo fisso è quello, guardarti il fondo schiena e mandare segnali chiaramente sessuali.

Ce l'hanno stampato in faccia che ti porterebbero volentieri a letto!

Una volta si usava più garbo, maggior galanteria, si cercava di far tacere i propri istinti, consci del fatto di aver di fronte una donna sposata con prole a seguito.

Oggi no.............
Miseria ladra, la cosa è talmente evidente, da riuscire a far intuire le sperate intenzioni anche a un bimbo di 9 anni.

Il fatto è che a lamentarsene sembra quasi un delitto....
Possibile che sia io quella che è rimasta indietro coi tempi, incapace di evolversi ai nuovi "modi" di viver la vita sessuale?

Naaaaaaaaaaaaaaaa!
E omunque fiera di essere all'antica ;)

mercoledì 5 agosto 2015

domenica 2 agosto 2015

August 02, 2015 at 04:39PM

"vivi coi piedi per terra". E intanto ci hanno insegnato a non sognare, a non guardar più le stelle, a non parlar più von la luna. Ci hanno insegnato a vivere fra le 4 mura, " è più sicuro!" A nasconderci dietro uno schermo vergognandoci di ciò che realmente siamo, rinnegando il nostro nome, la nostra immagine e pure la nostra essenza. E consci di questo, diamo ancora qui, a lamentarci di tutto questo, senza muovere un dito.
(Anzi, quello si, per accendere e spegnere il PC).


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In un mondo in cui tutti credono di essere perfetti, specializzati, sapienti, capaci, l'unica cosa che si riesce a fare bene è parlare a vuoto. Solo parlare da dietro le quinte (PC), perché agire è troppo faticoso, perché riprendersi in mano la vera essenza della vita fa paura


In un mondo in cui tutti credono di essere perfetti, specializzati, sapienti, capaci, l'unica cosa che si riesce a fare bene è parlare a vuoto. Solo parlare da dietro le quinte (PC), perché agire è troppo faticoso, perché riprendersi in mano la vera essenza della vita fa paura

sabato 13 giugno 2015

Social vs Realtà

Dove sta il senso della vita, quando senso di vita non c'è?
Mi guardo intorno ed è tutto un ripetersi di situazioni, di cose trite all'infinito che portano solo nausea.

Ogni mattina è come se sapessi già di rivivere la stessa giornata.
Certo, alcune sfumature cambiano!
Cambiano come possono cambiare i colori di una vecchia foto dimenticata in soffitta.
Sono quelle sfumature che scandiscono il tempo che trascorre lento, senza preoccuparsi di ciò che è e di ciò che sarà, perché l'immagine nella foto è e sarà sempre quella: immobile, statica.

Tutto passa, ma tutto resta.
Lo vediamo nei social, nel mondo che i circonda.
La storia è un ripetersi continuo, politici che vogliono il potere su tutto, paesi in lotta tra loro per idee demenziali, per la voglia di far valere i propri pensieri sugli altri, sangue, popoli che scappano e gente che se ne approfitta, intravedendo nella paura altrui, grandi profitti.

I social, l'ultima grande innovazione... ma ne siamo veramente convinti?
Non è altro che la grande piazza virtuale del paese!
Quel luogo comune a tutti, in cui tutti diventano forti.
Grandi geni, grandi propagatori di pensieri che in piazza son capacissimi di buttar giù una montagna con un solo dito.
Quella piazza in cui buoni propositi, belle parole spuntano dal nulla e vengono condivise all'infinito, spesso senza sapere neanche a cosa realmente si riferiscono .
Ciò  che conta è condividere, perché il condividere quel pensiero da la vana sensazione di aver fatto qualcosa di grande, qualcosa di speciale nella vita. Come dire "anche io l'ho detto".
E si l'ho detto nei social, perchè in fin dei conti è questo che conta o no? Averlo condiviso mille e mille volte, fino alla nausea, fino a non poterne più.

Poi per puro caso ci si incontra al bar, capita anche questo!
Quel luogo poco virtuale e tanto reale, in cui non si vedono solo scritte, quel luogo in cui si ascoltano parole, si sentono profumi, si sentono rumori, si osservano movimenti e ci si guarda negli occhi.

Oddio, il mondo cade.

La certezza di quella condivisione non esiste più. Ragazzi, stiamo parlando di realtà dei fatti!
Svaniscono nel fumo di una tazzina di caffè tutti i buoni propositi social: la lotta contro chi maltratta gli animali, la lotto contro la delinquenza, il riprendersi in mano un paese che è andato incontro a una decadenza totale, in cui povertà, miseria, degrado sono l'unica verità che conosce, a parte il calcio!

In questo bar, davanti a quella misera tazzina di caffè, prima fumante, tutto ha perso di valore. Così frettolosamente si ritorna nel proprio mondo, quello dei social, in cui si ha più certezze, in cui tutto è possibile, in cui ci si sente dei grandi perchè, per almeno un attimo si è riusciti a condividere quel link.

mercoledì 29 aprile 2015

L'Italia della libertà di pensiero, fintanto che non superi la soglia!


Mi piace vivere in  Italia, un paese democraticamente libero, in cui chiunque può vivere e pensare liberamente. Un paese meraviglioso, dove la libertà di espressione è sacra, come sacra è la sicurezza fisica e psichica di tutti i suoi cittadini, luogo in cui lavoro, serenità, salute, sono la bandiera del paese.

E adesso svegliamoci, non continuiamo a prenderci in giro!
Tanto questi sono solo sogni che abbiamo vissuto per un determinato periodo e che adesso invece fanno parte di un passato neanche così tanto certo.
La verità è semplice, schietta e si racchiude in 2 semplici parole: paese corrotto.
Non voglio entrare in ambito politico, anche perchè siamo sinceri, in Italia non esiste la politica.
Esiste il magna magna, esiste la pecoraggine, esiste il starai bene se segui la massa.
Perchè in effetti è di questo che si parla, seguire la massa giusta, quella che se stai zitto, se non ti esprimi, ti apre tutte le porte del benessere.
Non pensare, non parlare, non agire e, tutto andrà per il meglio.

Siamo un ammasso di marionette imbottigliate, un insieme di cellule al quale, poco per volta, vogliono togliere il pensiero, vogliono togliere il diritto di esistere.

Ci stiamo abituando a lamentarci dietro le quinte, spolverando sdegno, insoddisfazione e rabbia repressa. Ma in quanti si stanno veramente mettendo in gioco.
Nessuno, chi per paura, chi per diffidenza, chi perchè non ha la forza di agire.
Tutti ci nascondiamo dietro un pc, ma nella realtà dei fatti, quella di tutti i giorni, quella che incontriamo tutte le mattine, quando apriamo la porta di casa per uscire, in questa realtà, stiamo tutti in silenzio.
In fin dei conti chi ce lo fa fare? Giusto?
Abito in un paese, piccolo.... ERA UN BELLISSIMO PAESE! Era un piccolo paradiso di pianura, in cui poter crescere serenamente i propri figli.
ERA.
Oggi ti guardi intorno e vedi solo sguardi persi, tutti hanno paura di tutti, tutti hanno i loro gravi problemi e nessuno ha la forza di parlarne appertamente. Preferiscono voltarsi dall'altra parte, non guardare, far finta che i problemi non esistano.
Tutti si nascondono in un silenzio tombale, un silenzio che pian piano sta portando i nostri figli allo sfacelo. Un silenzio che li sta disintegrando,  da dentro, piano piano, peggio di una malattia, peggio del cancro.
Qualche tempo fa ho incontrato una mamma, sospirava, un flebile sorriso contornava il suo volto stanco, ma i suoi occhi non sorridevano, no, nascondevano lacrime versate in silenzio, forse durante la notte, certa che nessuno l'avrebbe vista.
Non mi ha parlato delle sue paure, delle sue preoccupazioni, no, ma quel "ciao, siamo ancora qui", mi diceva tutto. Entrambe sapevamo, ci siamo capite sempre in silenzio.

E in silenzio si continua a stare perchè ti rendi conto che quando cerchi di superar la soglia,  trovi un muro. nessuno si fa più avanti, non c'è tempo, non c'è forza, non c'è voglia di lottare per la società.
Ma cos'è la società?
Non sono forse i nostri figli, non siamo forse noi?
Ci siamo convinti che per andare avanti basta star bene dentro le quattro mura di casa, chiudiamo la porta e tutto fila liscio.
Non ci si rende conto che il mondo intorno a noi si sta sgrettolando lentamente e inesorabilmente!
Soli con noi stessi, ci sforziamo di sorridere e intanto stiamo morendo dentro.
Questo perchè ci siamo convinti che seguir la massa sia la cosa più sensata da fare, ma siamo solo pedine, piccole pedine.
Spetta a noi cambiare i nostri ruoli nella scacchiera, ma per farlo, dobbiamo tirar fuori le palle, per farlo, dobbiamo renderci conto che noi siamo i padroni di noi stessi, che siamo nati per VIVERE.
Vivere vuol dire pensare liberamente, parlare liberamente, agire liberamente, senza paura di ritorsioni, senza paura che possa, in un modo o nell'altro intaccare il futuro dei nostri figli.
NOI SIAMO FATTI PER VIVERE.

martedì 24 febbraio 2015

Arte in movimento

Arte in movimento #Briccioledinfo: http://youtu.be/A2Yc4QLCfsI

Lentamente

Lentamente brucia
vibra, traballa,
nel buio della stanza.
Lentamente,
timida, ti mostra il mondo
e poi
così, come se niente fosse
muore
nel silenzio
dell'oscurità
lasciando di se
solo quella goccia candida
ancora calda
che lentamente
scivola giù

venerdì 6 febbraio 2015

Neve a Modena, Bomporto e Sorbara in panne per mancanza di energia elettrica


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mercoledì 7 gennaio 2015

Essere o far finta di essere

Essere o far finta di essere....
è questo il vero problema che affligge i nostro millennio.
Quel valico che separa l'essere se stessi e continuar per la propria strada non curanti di quelli che ci circondano, pur essendo consapevoli di andar contro a quelle regole mai dette, coscienti di essere gli unici a seguire quella via; o far finta di essere, mostrarti agli altri come ci si aspetta che tu sia, perfetto,sorridente, alla moda, mai un capello fuori posto, con una cerchia di amici (o conoscenti?), che molto probabilmente non saprebbero dire di che colore hai gli occhi.

Questa è l'era moderna, la grande era tecnologica in cui si cerca a tutti i costi di compicere persone di cui non ci frega niente, solo per non star soli. L'era in cui c'è chi è convinto di riuscire a trarre profitto pensando che se ti da un dito può prendersi tutta la mano.

Si, spesso fingo anche io. Son talmente stanca che non ho voglia di lottare. In fin dei conti, mi dico, è un dare per ricevere. Che magra consolazione. Dopo mi sento talmente vuota, ancor più stanca, inutile, come se esistere non avesse più tempo, ne valore.

Una doccia per scrollarmi di dosso quel senso di vuoto, quel senso di sporco dato dall'aver indossato una maschera, anche solo per un momento.

Mi guardo intorno, guardo il mio mondo, quello che mi son creata, le mie quattro mura. L'unico mondo che rispecchia appieno ciò che sono, ciò che sento.
Ma non aprir quella finestra, la contaminazione è immediata. Fuori sento le vibrazioni della falsità, dell'odio, del rancore.
Dove sono andati a finire amore caritatevole di una volta, il saluto sincero del mattino, l'amicizia pura che non osserva l'abito del monaco?
Dove sono? Dove siete?

E' ora, un'altro giorno ricomincia. Son stanca.
Un altro giorno tra essere e far finta di essere

Dedicato a tutte le persone affette da lupus

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Oh Oh

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